Al ristorante

Analogamente a quanto visto precedentemente, l’elemento floreale, di gusto Art Nouveau, ricorre anche in questo diorama, percorrendo il sipario che ospita una tipica scena quotidiana fin de siècle all’interno di un ristorante, come suggerito dalla scritta sul fondo che cattura immediatamente il nostro sguardo.
Spostando lo sguardo verso l’alto, si nota tuttavia un’insegna che ci indica che questo ristorante non è una realtà a sé stante, ma che fa parte di una pensione per famiglie. Poco più in basso, l’affisso a sfondo blu che occupa il centro della scena, suggerisce che il pasto è a prezzo fisso e alla carta, che esistono delle sale private e dei giardini dove gli ospiti della pensione possono intrattenersi e pranzare e che nel ristorante sono serviti vini pregiati. Spostando lo sguardo a destra e a sinistra dell’affisso si notano due finte portefinestre dipinte sulla parete, elemento in voga al tempo, ognuna delle quali è parzialmente coperta da una lavagnetta.
À la carte
La lavagnetta di sinistra ci informa che il prezzo fisso a pranzo è di 2,50 franchi, mentre la lavagnetta di destra ci dice che il prezzo fisso a cena è di 3 franchi. Su entrambe è presente un disegno che ci dà l’idea di come il menù cambi, anche a livello di ricercatezza, dal pranzo alla cena: quella di sinistra presenta un vaso di stile classico su cui è riposta della selvaggina, mentre quella di destra presenta lo stesso vaso su cui è impiattata un’aragosta. Proseguendo verso il basso, sia a destra che a sinistra della scena, si notano delle torte sontuose e accuratamente decorate, le quali faranno da protagonista nel diorama In boulagerie-pâtisserie, e che rimandano alle pièce montée di Marie-Antoine Carême. Fu protagonista del XIX secolo rinnovando la cultura culinaria francese, tanto da lavorare per i più importanti membri della società parigina, tra cui Napoleone I. Tra le sue più note creazioni vi sono, per l’appunto, le pièces montées, ossia delle preparazioni di pasticceria fatte spesso di zucchero e marzapane che uniscono alla componente culinaria, quella architettonica, sicché in certi casi esse erano delle vere e proprie riproduzioni commestibili di templi o antiche rovine.
Il Repas francese, riconosciuto dall’UNESCO nel 2010 come Patrimonio dell’Umanità, è più di un pasto; è una celebrazione della cultura gastronomica francese. Questa tradizione enfatizza la connessione umana, coinvolgendo tutti i sensi in un’esperienza olistica. Caratterizzato da momenti di convivialità, il repas francese evidenzia l’importanza di condividere cibi di qualità con cura. La presentazione estetica del cibo è cruciale, mentre l’attenzione ai prodotti locali e stagionali promuove la sostenibilità e mette in risalto la diversità culinaria regionale. La struttura del pasto segue un ordine specifico, iniziando con un aperitivo e procedendo attraverso diverse portate, riflettendo l’arte di gustare il cibo gradualmente. Il vino, attentamente selezionato, completa l’esperienza gastronomica, evidenziando la complessità delle regioni vinicole francesi. Questa tradizione, capace di adattarsi ai tempi, celebra l’arte culinaria e la convivialità, preservando i valori fondamentali della cultura francese.
Oltre la quarta parete
In primo piano, a partire da destra, si entra nel vivo della narrazione messa in scena in questa scatola delle meraviglie. Un gruppo di quattro signore elegantemente vestite è appena entrato all’interno di una delle sale da pranzo del ristorante e aspetta di essere ricevuto da un’inserviente. La prima donna, a partire da destra, volgendo lo sguardo verso lo spettatore, non solo vuole destarne l’attenzione, ma sfondando la quarta parete, lo invita a seguire il suo esempio e a recarsi nel ristorante della pensione, che viene pubblicizzato, in una sorta di mise en abyme, non solo dal diorama stesso, ma anche dallo sguardo penetrante della donna.
La seconda e la terza figura, come si evince dal leggero movimento accennato dalle labbra si intrattengono vicendevolmente chiacchierando, mentre la donna più a destra, che tiene al guinzaglio un cane bretone, e che abbiamo già incontrato precedentemente, appare impaziente di essere ricevuta dalla cameriera.
Al centro della scena, la cameriera tiene tra le mani una pila di piatti, i quali sono stati precedentemente prelevati dalla credenza di stile ottocentesco, così come i bicchieri e gli altri piatti già posati sul tavolo. Il resto del gruppo centrale è composto da una madre con le figlie e con la governante (lo capiamo dalla mise più austera e meno preziosa), il cui sguardo curioso sottintende che sul tavolo sono già state riposte le pietanze ordinate, le quali potranno essere gustate non appena la cameriera finirà di apparecchiare.
Il gesto audace della figlia più piccola, la quale è tenuta per mano dalla madre, è analogo a quello che la stessa figura compie nei diorami del Negozio di porcellane e In libreria, e, dando l’idea di voler sottrarre il piatto alla cameriera, prima ancora che quest’ultima lo possa appoggiare a tavola, sembra confermare l’appetito del gruppo di donne suggerito precedentemente dallo sguardo interessato.
Nella parte più a sinistra della scena le eleganti signore hanno concluso il pasto e conversano educatamente tra di loro, mentre una seconda cameriera discretamente sparecchia la tavola, la quale, come le sedie, è in stile thonet.
Due di loro sono ancora sedute, mentre l’altra, in piedi, le saluta o le intima ad alzarsi per lasciare spazio ad altre persone, presumibilmente al gruppo di donne che occupa la destra della scena e che è appena entrato nel ristorante.












