Allo chalet

Il diorama Allo chalet costituisce l’apice della triade di rappresentazioni en plein air. La sua struttura è caratterizzata da una semplicità compositiva: un’abitazione a graticcio, stile a intelaiature lignee tipico dell’Europa centrale fin dal Medioevo all’Ottocento, e un imponente albero occupano la porzione frontale. In tale spazio, si dispongono diverse figure di donne e bambini. Sullo sfondo si staglia un castello nella valle tra le due montagne che, insieme alla vetta più alta in ultimo piano, abbracciano l’intera scenografia.

Contrariamente ai diorami precedenti, questo si distingue per l’assenza di un sipario, una scelta che potrebbe sottolineare la sua peculiare disconnessione rispetto al resto della collezione. Questa singolarità è corroborata anche dall’uso dei colori, che pur mantenendo la stessa intensità e tonalità pastello degli altri diorami, si avvicinano alle caratteristiche cromatiche del fauvismo, il che fornisce anche una prima approssimativa datazione. Tale movimento artistico del primo Novecento si distinse per l’innovazione nell’utilizzo del colore e per l’esaltazione della sua immediatezza, a discapito della forma e della tradizione artistica convenzionale.

La concezione della natura come fonte ispiratrice si integra con l’ambientazione predominante in Allo chalet, dove la natura prende il sopravvento sulle figure umane che contraddistinguono gli altri diorami dell’esposizione. Questa tematica si riflette anche nella cornice in legno a motivo fitomorfico, ornata da incisioni floreali e arboree.

Nelle vicinanze di un albero, una giovane donna è intenta a rastrellare il terreno, riflettendo l’immagine speculare di un’altra figura all’estremità opposta della scena. Accanto a lei, una donna di profilo precede una ragazza ferma su un gradino superiore, che con la mano destra regge una cesta contenente fiori recisi. Una ragazzina poi intrattiene una conversazione e gioca con una bambina, mentre un ometto poco lontano tiene in mano un cappello, ognuno con la propria gerla ricolma.

Al centro e ai piedi della casa, una donna, presumibilmente la padrona di casa – come si evince dal copricapo elaborato e dalle volute del vestito e dai dettagli con cui lo stesso è impreziosito – è seduta a terra e trattiene a sé il suo abito, mantenendo la compostezza e l’eleganza che convengono a una signora del suo rango.

Figure femminili senz’altro più umili sono impegnate alla sua sinistra in varie attività come spazzare o vangare il terreno, mentre quattro bambini contribuiscono alla cura del giardino con annaffiatoi e bastoni.

L’abbigliamento, a prescindere dalla classe sociale e dal genere e dalla professione, è oltremodo curato, e le lunghezze dei capi e i tessuti leggeri seppur in alta montagna aiutano a collocare questo episodio in un giorno di primavera o al più di fine estate.

Nei diorami, la prospettiva, per definizione assente a causa della loro concezione dinamica che richiede uno sguardo attivo e partecipe per scoprirne i giochi di luci e svelarne le ombre, trova un’eccezione in Allo chalet. I pendii delle montagne dipinte sul fondale si congiungono in un punto di fuga posto e nascosto dietro lo chalet, rompendo la linearità visiva e attirando l’attenzione sul castello remoto e su ciò che si cela dietro l’abitazione più che su ciò che vi si trova davanti.

Tuttavia, questa illusione entra in contrasto con gli elementi di cartoncino in primo piano, dove l’albero appare poco più grande delle persone e poco meno alto della casa, frantumando così la continuità prospettica. L’idea che questo diorama sia il meno ponderato per la disomogeneità delle sue parti così come della sua struttura e sia dunque frutto di una realizzazione successiva e indipendente appare quindi consolidata.