BENJAMIN
Le cellule più intime e roventi della ville lumière, i vecchi diorami, nidificavano nei passages,

uno dei quali ne porta ancora oggi il nome. Al primo istante, era come entrare in un acquario. Si allungava alla parete della grande sala scura, interrotto da esili giunture, come un nastro dietro il vetro dell’acqua illuminata. Il gioco di colori della fauna degli abissi non può essere più ardente. Quello che, tuttavia, qui si mostrava erano meraviglie di superficie, atmosferiche. Nelle acque rischiarate dalla luna si specchiavano serragli e notti bianche si schiudevano nei parchi abbandonati. Al chiaro di luna si riconosceva il castello di Saint-Leu in cui l’ultimo dei Condé fu trovato impiccato a una finestra. Si vedeva ancora una finestra del castello illuminata. Un paio di volte il sole vi irrompeva diffusamente. Nella pura luce di un mattino d’estate si scorgevano le stanze del Vaticano, così come erano probabilmente apparse ai nazareni; non lontano si ergeva Baden-Baden. Ma anche la luce delle candele aveva il suo momento di gloria: nel duomo in penombra, allestito da chapelle ardente, dei ceri attorniavano il duca di Berry assassinato e, nei cieli di seta di un’isola dell’amore, delle lampade quasi umiliavano la luna tondeggiante. Si trattava di un esperimento ingegnoso sulla magica notte al chiaro di luna del romanticismo e la sua nobile sostanza usciva vittoriosa dalla prova.

Walter Benjamin, I «Passages» di Parigi, vol. 1, Einaudi, Torino, p. 596.
BALZAC
Ho visto il Diorama...

Daguerre e Bouton hanno stupito tutta Parigi; mille problemi sono stati risolti da quando, davanti ad una tela tesa, crediamo di essere in una chiesa a cento passi dalla cosa. È la meraviglia del secolo, una conquista dell’uomo, che mai mi sarei aspettato. Quel furfante di Daguerre ha realizzato un’invenzione libertina che gli darà una buona parte del denaro di questi mascalzoni di parigini e vi racconterà la storia!

Addio, ti abbraccio.
Honoré de Balzac, lettre du 20 août 1822 à sa sœur, Laure de Surville, citée par Jacques et André Marie, « Une invention française : le diorama de Daguerre » in Une saison Lumière à Montpellier, Institut Jean Vigo, 1987, p. 179.
Baudelaire
Vorrei ardentemente essere condotto di nuovo verso il diorama

la cui magia brutale ed enorme sa impormi un’utile illusione. Preferisco contemplare certi scenari teatrali, ove trovo, espressi con la sapienza dell’arte e concentrati in figura tragica, i miei sogni più cari. Queste cose, proprio perché false, sono infinitamente più vicine al vero; mentre la maggioranza dei nostri paesaggisti mentono, appunto perché hanno tralasciato di mentire.

Charles Baudelaire, Scritti sull’arte, Torino, Einaudi, 2004, Salon del 1859, p. 265.