Nel negozio di ventagli

Il diorama Nel negozio di ventagli presenta, secondo la tecnica della mise en abyme, una cornice che delimita un sipario alla francese, analogo a quello presente nel Negozio di porcellane e Dalla modista. Il sipario è in velluto rosso nella parte più esterna, mentre nella sottostante è ocra e presenta una bordatura a motivo fitomorfo, che richiama le linee sinuose dell’interno della rappresentazione.

L’ambientazione, similmente al diorama Dalla modista, abbraccia tutti gli elementi distintivi dello stile Art Nouveau: motivo a coup de fouet, linee sinuose e avvolgenti, curve flessuose, ornamenti vegetali e floreali e forme organiche sia nei mobili in legno, sia nelle ricche decorazioni parietali, dai colori tenui e caldi, ispirati appunto al mondo vegetale. Tuttavia, ciò che colpisce da subito lo sguardo è un’armoniosa commistione di stili in cui i decori Art Nouveau sono compresenti a ritratti settecenteschi, mobili neoclassici, abiti degli anni Dieci e Venti del Novecento, richiami all’Art Deco e riferimenti alla classicità nelle decorazioni dei ventagli. Questo affascinante scenario ci immerge in una scena quotidiana di acquisti all’interno di un atelier di ventagli, accessori imprescindibili nel guardaroba di ogni donna fin dal XVI secolo.

La voga del ventaglio, benché sia un oggetto dalla storia millenaria, iniziò proprio nel XVI secolo, quando mercanti Portoghesi ne importarono esemplari dalla Cina, introducendoli nella penisola italiana. Fu poi Caterina De Medici che li immise in Francia in seguito al matrimonio con Enrico II di Valois. Questa rilevanza è ampiamente documentata nell’arte, attraverso numerosi dipinti e stampe che, dal XVI, ritraggono figure femminili recanti nelle loro mani questo manufatto, ma anche attraverso la letteratura, che ne fornisce esempi illustri, come la celebre commedia di Goldoni, Il ventaglio.

La lingua del ventaglio

Contrariamente alla comune percezione dei ventagli come semplici strumenti di seduzione, essi rappresentavano capolavori artigianali di altissima qualità, i quali non solo avevano una funzione estetica, ma assumevano anche un ruolo comunicativo, trasformandosi in un vero e proprio linguaggio. Memorabili furono le parole dello scrittore e politico inglese Joseph Addison che nel 1710 scrisse su «The spectator»: “Le donne sono armate di ventagli come gli uomini di spade e talvolta con essi compiono più esecuzioni”. Successivamente, sul finire del XVII secolo, i ventagli conobbero una diffusione ancor più significativa, tanto che nel 1678 a Parigi nacque la prima associazione di Maîtres-éventaillistes, trasformando la città nella capitale del ventaglio. Proprio qui, nel 1827, Duvelleroy aprì le sue porte, diventando forse la maison di ventagli più rinomata, frequentata da nobili e reali. Sua fu l’idea di pubblicare opuscoli che codificavano il linguaggio del ventaglio attraverso i gesti, pur essendo presenti già nel Settecento istruzioni illustrate sul suo uso. Fu proprio durante la Belle Époque che quest’oggetto, ormai prodotto anche in forme più accessibili, vide il suo ultimo momento di splendore. Nonostante i grandi magazzini avessero fatto da poco la loro comparsa, boutique e atelier restavano per le classi più agiate meta prediletta per gli acquisti, come questo diorama testimonia. Qui, le signore della borghesia commissionavano i loro ventagli per poterli abbinare agli abiti e adattare alle diverse occasioni e momenti della giornata, sempre in linea con i dettami del gusto dell’epoca. I ventagli, infatti, seguivano da vicino le trasformazioni nei costumi, nella moda e nelle tendenze artistiche del periodo.

Per quanto riguarda i materiali, nel corso della storia e a seconda dell’epoca, si registra una straordinaria varietà tra cui le acquirenti potevano scegliere: avorio, madreperla, corno, legno, carapace di tartaruga, conchiglie, metalli preziosi, vari esemplari di uccelli, pizzi, sete, piume e altro ancora. Vi erano, inoltre, variazioni nelle dimensioni, nelle decorazioni e nelle lavorazioni: dalle raffigurazioni di scene mitologiche, bibliche o bucoliche al gusto per l’esotismo, dai temi paesaggistici o naturali alle scene storiche, dalle piume agli intarsi, fino a diventare persino strumenti pubblicitari per attività commerciali o mezzi di propaganda. In aggiunta, per le acquirenti più esigenti si offrono, oltre ai ventagli, scrigni di preziosa fattura in cui racchiuderli e si confezionano anche ventagli per bambine, con l’intento educativo di imitare le madri e quindi imparare un saper vivere mondano.

La varietà di decorazioni, lavorazioni e materiali emerge chiaramente nei ventagli esposti nella boutique del nostro diorama, specialmente nei quattro esemplari posizionati sulle mensole della parete di destra. Questi fungono da modelli a cui le acquirenti possono ispirarsi per i loro ordini. I quattro campioni esibiti sulle mensole, come anche gli altri ventagli presenti nel diorama, ne accentuano l’aspetto metanarrativo, in quanto raffigurano essi stessi narrazioni dipinte o stampate secondo il gusto dell’epoca a cui si ispirano. Infatti, durante la Belle Époque ci fu un’attrazione verso il XVII secolo, quando era di moda dipingere scene mitologiche o tratte dalla storia antica così come scene galanti e campestri tipiche del Rococò. I ventagli presentano una singola narrazione oppure più racconti incorniciati in riquadri dai contorni più o meno spessi, anch’essi finemente decorati; si discosta dai più l’esemplare collocato sulla mensola in altro a destra: un ventaglio brisé in stile cattedrale. Dopo aver scelto il modello preferito, le clienti possono ammirarsi nel grande specchio che domina la parete, per confermare la loro decisione.

Lo specchio

Quest’ultimo, presente anche in altri diorami, ma qui leggermente spostato a sinistra, aggiunge movimento e profondità all’aspetto già tridimensionale di questa scatola proto-filmica. Davanti allo specchio e in asse con esso è collocato il bancone del negozio, alla cui sinistra, anteriormente, si trova una sedia che riprende il motivo curvilineo del pannello ligneo frontale dello stesso. Da notare sopra il bancone le stoffe utilizzate per confezionare alcune parti dei ventagli e le scatole in cui venivano riposti i prodotti finiti, pronti per essere ritirati dalle clienti.

Ai lati dello specchio, appesi su due pannelli verticali simmetrici che ricordano delle ante, troviamo tre ritratti per lato, di grandezza decrescente dall’alto verso il basso, di ispirazione settecentesca. Sebbene i soggetti non siano identificabili, vogliono essere un omaggio alla storia della Francia. Infine, ai lati destro e sinistro, su pannelli parzialmente nascosti dai sipari, sono appese delle cornici entro cui sono esposti i disegni per ventaglio. Le decorazioni, infatti, secondo i metodi di lavoro allora vigenti, si rifanno a dipinti di pittori di chiara fama e le cui opere eran di moda al tempo e perciò riprodotte sull’accessorio. Questi disegni permanevano poi incorniciati: opere d’arte essi stessi a impreziosire gli interni del negozio.

La narrazione

Nove figure animano l’atelier, divise tra donne dell’alta borghesia, riconoscibili per gli eleganti abiti e accessori alla moda, come cappelli e ombrelli, e proprietaria della boutique con le sue collaboratrici, vestite con pratici abiti da lavoro.

Più dettagliatamente, partendo da sinistra, ritroviamo la signora, già protagonista del diorama Nel negozio di porcellane, la quale indossa un abito verde sgargiante sotto un cappotto con mantellina dal collo alto, fermato in vita da una cintura. Sul capo porta un cappello impreziosito da un vistoso fiocco, moda probabilmente databile al 1915. Con eleganza, la donna, regge un ombrello e rivolge uno sguardo accattivante ai potenziali clienti, invitandoli a entrare con un gesto di cortesia. Proseguendo, oltre il bancone, emerge la figura della patronne della maison, incarnazione perfetta degli anni ’20 con il suo cappotto a coste dal taglio lineare e dalle maniche a tre quarti e capelli corti alla garçonne, tutti elementi distintivi dell’Art Déco. La vediamo coinvolta nella vendita di un ventaglio ad una cliente posta alla sua destra, la quale sfoggia un abbigliamento primaverile ispirato ai primi del Novecento: un morbido vestito a sacco rimborsato in vita da un’ampia cintura di tessuto che lascia intravedere le caviglie ed un cappello a tesa larga riccamente decorato con fiori. Entrambe le figure erano già apparse nei diorami Nel negozio di porcellane e In libreria.

La narrazione prosegue a destra, dove si può osservare una lavorante di spalle, incontrata dianzi nel diorama Negozio di porcellane, mentre è intenta a prelevare un ventaglio dalla parete espositiva dei modelli. Il racconto, poi, si arricchisce ulteriormente con la presenza di un’altra cliente, già apparsa nei diorami In libreria e Nel negozio di porcellane, che, attraverso un dialogo silenzioso, sembra rivolgersi al gruppo di lavoranti della boutique per commissionare un ventaglio di colore verde. La sua mise è composta da un abito primaverile dalla linea morbida con manica a tre quarti e scollo a barchetta, ingentilito da risvolti ricamati, da un nastrino sotto il seno, e da un particolare cappello dalla cupola alta, fermato sotto il collo da un nastro, il tutto rispondente ai dettami della moda art déco.

Segue, infine, il cuore pulsante del diorama, rappresentato dal gruppo di lavoranti vestite con abiti semplici rigorosamente di colore nero, come era uso al tempo, il quale è radunato attorno a un guéridon in stile Napoleone III con base centrale e uno spesso ripiano in marmo. Differenziate per età, ciascuna svolge un ruolo specifico nella creazione dei ventagli, dando vita a una catena di montaggio artigianale. Una bambina, seduta su una piccola bergère in stile neoclassico, è introdotta fin dalla sua tenera età al mondo del lavoro, impegnandosi con la cucitura di una sezione del ventaglio; accanto, una donna più matura, seduta su una sedia in stile Luigi XVI, completa con maestria la composizione di un altro; un’altra donna, munita di cestino da lavoro e stoffa, si occupa delle lavorazioni di un ventaglio e una giovane ragazza dimostra abilità nella chiusura dello stesso. Le varie posizioni assunte dalle lavoranti conferiscono dinamicità alla scena, mentre il piedistallo sotto i piedi delle due lavoranti centrali, la sedia della lavorante di destra e la piccola sedia della bambina concorrono a trasmettere l’idea di un’accurata organizzazione nel processo di realizzazione di questo splendido accessorio artigianale, tanto in voga all’inizio del Novecento.